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Research

Disegni per strumenti musicali

Ursula Verena Fischer Pace



Quadri con rappresentazioni di concerti, musicisti, strumenti musicali abbondano sia nella pittura italiana del Seicento che in quella fiamminga.1 Gli strumenti musicali dipinti nei quadri spesso corrispondono a precisi esemplari di proprietà dei committenti. E alcuni pittori si dilettavano in musica e fabbricavano strumenti musicali. Sappiamo per esempio che il Domenichino è stato costruttore e ideatore di sofisticati strumenti musicali. La sua profonda conoscenza si evince dalle rappresentazioni di strumenti musicali nei suoi dipinti, per esempio l’arpa minuziosamente raffigurata nel quadro Il re Davide che suona l’arpa.2


Domenichino, Il re Davide che suona l’arpa (Fig. 1).

Naturalmente le rappresentazioni del re Davide sono occasioni di dipingere un’arpa. Un bel esempio ce lo mostra un foglio di Pier Francesco Mola con L’apparizione dell’angelo a re Davide che suona l’arpa con un’arpa riccamente decorata, senz’altro preparatorio per un dipinto finora sconosciuto.3


Pier Francesco Mola, Apparizione dell’angelo a re David che suona l’arpa (Fig. 2).

Meno diffusi invece sono disegni preparatori per strumenti musicali, destinati agli intagliatori, e ai costruttori delle casse degli strumenti. È il caso di un disegno degli Uffizi, conosciuto e pubblicato da molto tempo.4 Già nel catalogo del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma è stato paragonato con l’arpa Barberini, ma non identificato come disegno preparatorio.5


Attribuito a Giovanni Battista Soria, Progetto per un’arpa (Fig. 3).

Si tratta di un progetto per un’arpa riccamente ornata ad intaglio sulla colonna di sostegno con motivi architettonici di volute e capitelli, alternati con putti, atlanti su piedistalli come divisione in tre registri, e sfingi in basso, con in alto, sulla fronte, uno stemma Barberini con le api sormontato da un cappello cardinalizio, sostenuto da un putto alato.


Attribuito a Giovanni Battista Soria, Progetto per un’arpa, dettaglio (Fig. 4).

Attribuito a Giovanni Battista Soria, Progetto per un’arpa, dettaglio (Fig. 5)

Api sono disegnate pure sui piedistalli. Alla base del sostegno siede un satiro. La traversa superiore, di unione fra la cassa armonica ed il sostegno, finisce in una voluta formata da una sfinge.


Attribuito a Giovanni Battista Soria, Progetto per un’arpa, dettaglio (Fig. 6).

Lo stretto rapporto del disegno con la cosiddetta arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma è ovvio, e di conseguenza anche con il dipinto di Giovanni Lanfranco Venere che suona l’arpa o la Musica (Galleria Nazionale d’Arte Antica, Roma) proveniente dalla collezione del cardinale Antonio Barberini il giovane.6


Giovanni Lanfranco, Venere che suona l’arpa o la Musica (Fig. 7)

Era stato proprio lui il committente dello strumento, che aveva dato in uso al musicista Marco Marazzoli (1619-1663),7 detto appunto “dall’arpa”, attivo al servizio dei Barberini come cantore, strumentista e compositore. Dopo la sua morte lo strumento ritornò in possesso al cardinale Antonio cui pervenne anche il dipinto di Lanfranco che era stato invece commissionato dal musicista all’amico pittore.


A mio avviso il disegno è proprio preparatorio per l’arpa Barberini conservata nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali a Roma e raffigurata nel dipinto del Lanfranco.8 La corrispondenza tra lo strumento realizzato per Antonio Barberini e l’arpa raffigurata nel dipinto risulta ovvia dai motivi figurativi perfettamente corrispondenti. Tranne la mancanza dello stemma, tutti i dettagli decorativi sono uguali e trovano riscontro nella descrizione dell’intagliatore, e perciò dubbi sull’identità dell’arpa dipinta con la cosiddetta arpa Barberini non sono giustificati dal punto di vista iconografico e visivo.


Rispetto all’arpa, esistono tuttavia nel disegno differenze nella decorazione. Nello strumento la sfinge è sostituita da una testa di leone con ricca chioma, che tra l’altro si vede anche nel dipinto, mentre sulla parte opposta, sopra lo stemma, manca il satiro e al posto del cappello cardinalizio appaiono una corona e il Toson d’oro, una modifica eseguita in un secondo momento dopo la morte del cardinale Antonio (1671), quando il cavalierato di questo prestigioso ordine fu conferito nel 1673 al principe Don Maffeo Barberini.9


Arpa Barberini, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali (Fig. 8).

Il gruppo di putti sotto lo stemma è formato sullo strumento da due atlanti, piccoli ercoli bambini con addosso la pelle di leone. Nel registro sottostante si trovano due giovani atlanti drappeggiati, e in basso una maschera maschile e motivi araldici barberiniani, l’ape e un ramo di alloro. Il fatto che lo stemma Barberini manchi nel quadro del Lanfranco indica che il dipinto non era di committenza Barberini ma del musicista stesso che probabilmente suonava lo strumento.


Arpa Barberini, dettaglio (Fig. 9).

Il dipinto del Lanfranco fornisce una chiara indicazione cronologica sia per il disegno che per lo strumento, in quanto fu senz’altro eseguito prima della partenza del pittore per Napoli nel 1634 e dopo l’arrivo a Roma di Marco Marazzoli, committente del dipinto, dove è documentato dal 1629 al servizio del cardinale Antonio Barberini il giovane.10 Questa datazione coincide con i documenti di recente ritrovati nelle carte Barberini dell’Archivio Apostolico Vaticano, cioè con i pagamenti del 23 agosto 1632 al costruttore dell’arpa Geronimo Acciari, e del 1633 all’intagliatore Giovanni Tubi.11


Il corredo figurativo del disegno, che non è di carattere tecnico ma puramente decorativo, conferma la datazione all’inizio degli anni Trenta, conformemente alla datazione del dipinto. Tuttavia il disegno non spetta al Lanfranco, per l’estraneità dal suo stile grafico. Per le ovvie corrispondenze dei motivi intagliati sembra che il Lanfranco abbia avuto come modello davanti a sé proprio lo strumento dell’amico musicista.


I motivi plastici e l’aspetto stilistico sono piuttosto di derivazione cortonesca, affini ai progetti di Pietro Berrettini da Cortona per monumenti funebri, per incisioni e per oggetti liturgici come per esempio una mazza da cerimonia, tra l’altro proprio con lo stemma di Antonio Barberini il giovane.12


Pietro da Cortona, Mazza da ceremonia, disegno (Fig. 10).

I motivi architettonici, figurativi ed animaleschi si assomigliano, lo stesso vale per la tecnica mista, penna ed acquerello. Ma il disegnatore non è nemmeno Pietro da Cortona, ma un disegnatore comunque a lui vicino. L’autore potrebbe naturalmente essere anche Giovanni Tubi, l’intagliatore dello strumento, tuttavia non sappiamo niente sulla sua formazione artistica nel campo del disegno. Tre progetti decorativi nella stessa collezione degli Uffizi (Inv. 1591 E; Inv. 1592 E (fig. 7); Inv. 1593 (fig. 8)) sembrano spettare allo stesso disegnatore.13


Anonimo (G. B. Soria?), Progetto per una cornice (Fig. 11).

Anonimo (G.B. Soria?), Progetto per un mobile (Fig. 12).

Si potrebbe allora pensare sia a Bartolomeo de Rossi che a Giovanni Battista Soria, entrambi intagliatori attivi al servizio dei Barberini: il primo, per esempio, nella cappella dei canonici in Vaticano fra il 1624 e 1627 e citati nelle carte d’archivio Barberini in quegli anni e il Soria come intagliatore per cornici.14 Gli indizi stilistici sono tuttavia a favore del Soria nato nel 1581 da padre falegname e che venne educato nella bottega di Giovanni Battista Montano, anche lui intagliatore e architetto.15 Al Soria spettano sia disegno ed esecuzione della libreria di Palazzo Barberini sia la realizzazione, nello stesso periodo, dei prospetti riccamente intagliati e dorati degli organi di Santa Maria sopra Minerva su committenza del cardinale Scipione Borghese (1633). Per quanto riconoscibile dal basso, il loro corredo decorativo è assai simile ed è suggestivo che ancora si tratti di strumenti musicali. Tra l’altro anche il suo mentore Montano ideò ed eseguì prospetti per organi in varie chiese romane. Benché non si conoscano finora disegni decorativi del Soria, ma soltanto disegni di architettura, la sua professione di esperto ebanista e architetto, molto attivo per committenze barberiniane accanto a Pietro da Cortona, lo favoriscono come autore e disegnatore di tale progetto.16


Giovanni Battista Soria, Custodia della Cathedra Petri (Fig. 13).

Simili motivi di volute e racemi sono presenti nella custodia lignea che il Soria fece nel 1630 per la reliquia della Cathedra Petri,17 come pure in un mobile tuttora a Palazzo Barberini che sostiene un affresco di Guido Reni di un Putto dormiente.18


Guido Reni, Putto dormiente (Fig. 14).

Qui il vocabolario decorativo assomiglia talmente sia a quello del disegno per l’arpa che a un altro degli Uffizi per una base di un mobile,19 da potersi attribuire allo stesso ideatore. Questo tipo di decorazione naturalistica e scultorea non è ancora di stampo berniniano, sebbene per l’ideazione, di “uno dei più begli strumenti musicali conosciuti” sia stato avanzato il nome del Gian Lorenzo Bernini.20 Ma come Alvar Gonzáles Palacios osserva, “è cosa più antica”, impregnata di uno stile più grave dalla cultura barberiniana.21 Sul foglio in basso a destra sotto la cassa si trova un leggero schizzo a matita nera di carattere architettonico a forma di tabernacolo o coronamento di ciborio. La presenza di un appunto architettonico potrebbe essere un ulteriore indizio per l’attività di architetto, pur considerando, pur considerando che essa in ogni caso fu meno importante di quanto a lungo creduto, come giustamente osservato di recente da Cristiano Marchegiani, che ha ridimensionato il suo profilo da architetto nella voce del Dizionario Biografico degli Italiani.22


Attribuito a Giovanni Battista Soria, Progetto per un’arpa, dettaglio (Fig. 15).

L’apprendistato da Giovanni Battista Montano e da Antonio Pomarancio era garanzia per la sua solida professionalità artistica riconoscibile indubbiamente anche in questo progetto di raffinato corredo decorativo. Tra l’altro spetta al Soria l’edizione dei disegni architettonici del suo maestro Giovanni Battista Montano, il cui insegnamento fu altrettanto importante per Pietro da Cortona, artista barberiniano per eccellenza, oltretutto molto amico del Soria.

La proposta di attribuzione al Soria dell’ideazione e del progetto per l’arpa Barberini trova infine ulteriore sostegno nello stretto rapporto dell’artista con le committenze barberiniane per i lavori a San Pietro e a palazzo Barberini.


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Cite:&&Ursula Verena Fischer Pace, "Disegni per strumenti musicali", Harfenlabor.com, 04.05.2022., https://harfenlabor.com/research/disegni-per-strumenti-musicali/.

Images:&&Fig. 1 Domenichino (Domenico Zampieri), <i>Il re Davide che suona l’arpa</i>, 1619, in Richard E. Spear, <i>Domenichino 1581-1641</i>, Electa, Milano, 1996, p. 437.&& Fig. 2 Pier Francesco Mola, <i>Apparizione dell’angelo a re David che suona l’arpa</i>, n.d., penna e acquerello bruno, tracce di matita nera, carta grezza, controfondato, 270 x 205 mm, 2064 F, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze. Foto: U. V. Fischer Pace.&& Fig. 3 Giovanni Battista Soria attr., <i>Progetto per un’arpa</i>, n.d., penna, acquerello marrone, tracce di matita nera, carta bianca filigranata scurita, controfondato, 450 x 278 mm, 1594 E, Fondo Mediceo Lorenese, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze. Foto: Fischer Pace.&& Fig. 4 Giovanni Battista Soria attr., <i>Progetto per un’arpa</i>, dettaglio. Foto: Fischer Pace.&& Fig. 5 Giovanni Battista Soria attr., <i>Progetto per un’arpa</i>, dettaglio. Foto: Fischer Pace.&& Fig. 6 Giovanni Battista Soria attr., <i>Progetto per un’arpa</i>, dettaglio. Foto: Fischer Pace.&& Fig. 7 Giovanni Lanfranco, <i>Venere che suona l’arpa o la Musica</i>, ca. 1634, in Erich Schleier (a cura di), <i>Giovanni Lanfranco. Un pittore barocco tra Parma, Roma e Napoli</i>, Electa, Milano, 2001, p. 267.&& Fig. 8 DIF_000185_602, Barberini Harp, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Roma. © Armin Linke, 2014. All Rights Reserved.&& Fig. 9 DIF_000185_506_C, Barberini Harp, Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, Roma. © Armin Linke, 2014. All Rights Reserved.&& Fig. 10 Pietro da Cortona, <i>Mazza da cerimonia</i>, ca. 1627-28, in Karin Wolfe, <i>Ten days in the life of a Cardinal Nephew at the Court of Pope Urban VIII</i> […], in Lorenza Mochi Onori- Sebastian Schütze - Francesco Solinas (a cura di), <i>I Barberini e la cultura europea del Seicento</i>, De Luca, Roma, 2007, pp. 253–261, p. 254, fig. 2.&& Fig. 11 Anonimo (G. B. Soria?), <i>Progetto per una cornice</i>, n.d., 1592 E, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze. Foto: Fischer Pace.&& Fig. 12 Anonimo (G. B. Soria?), <i>Progetto per un mobile</i>, n.d., 1593 E, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze. Foto: Fischer Pace. && Fig. 13 Giovanni Battista Soria, <i>Custodia della Cathedra Petri</i>, 1630, in Georg Satzinger - Sebastian Schütze (Hrsg.), <i>Sankt Peter in Rom 1506 -2006</i>, Hirmer, München, 2008, S. 271, Bild 10.&& Fig. 14 Guido Reni, <i>Putto dormiente</i>, ca. 1627, affresco, 2603, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Palazzo Barberini Roma. Foto: Fischer Pace.&& Fig. 15 Giovanni Battista Soria attr., <i>Progetto per un’arpa</i>, dettaglio. Foto: Fischer Pace.&&

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Footnotes:&&1. Wilfried Seipel (Hrsg.), <i>Dipingere la musica. Musik in der Malerei des 16. und 17. Jahrhunderts</i>, Skira, Mailand, ca 2001.&& 2. Richard E. Spear, <i>Domenichino</i>, Yale University Press, New Haven - London, 1982, [vol. I], p. 218, No. 64; [vol. II], plate 230; Arianna De Simone, <i>Domenichino e la musica</i>, in "Studi di Storia dell’Arte", 27, 2016, pp. 175-192.&& 3. Ursula Verena Fischer Pace (a cura di), <i>Disegni del Seicento romano</i>, Olschki, Firenze, 1997, p. 133, n. 84, fig. 92, inv. 2064 F. && 4. Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Coll. Fondo Mediceo Lorenese, <i>Anonimo romano del secolo XVII, Progetto per un’arpa</i>, inv. n. 1594 E, 450 x 278 mm, penna, acquerello marrone, tracce di matita nera, carta bianca filigranata scurita, controfondato; Luisa Marcucci (a cura di), <i>Mostra di strumenti musicali in disegni degli Uffizi</i>, Olschki, Firenze, 1952, p. 32, n. 13; Anna Maria Petrioli Tofani (a cura di), <i>Inventario 2. Disegni esposti</i>, Olschki, Firenze, 1987, pp. 660-661; U. V. Fischer Pace, cit., pp. 39-41, n. 17, fig. 19; Franca Faletti - Renato Meucci - Gabriele Rossi-Rognoni (a cura di), <i>Meraviglie sonore. Strumenti musicali del barocco italiano</i>, Giunti, Firenze, 2007, pp. 142-143, n. 5.&& 5. Luisa Cervelli (a cura di), <i>La galleria armonica. Catalogo del Museo degli strumenti musicali di Roma</i>, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 1994, pp. 306-308, scheda 790; p. 319, fig. 790.&& 6. Erich Schleier (a cura di), <i>Giovanni Lanfranco. Un pittore barocco tra Parma, Roma e Napoli</i>, Electa, Milano, ca 2001, p. 266, n. 77, scheda del dipinto a cura di Lorenza Mochi Onori.&& 7. Non conosciamo l’esatta data di nascita di Marazzoli, possiamo tuttavia ragionevolmente affermare che fosse nato nel primo decennio del XVII secolo. Alla voce Marazzoli del Grove online Wolfgang Witzemann scrive: "c1602-5", mentre Arnaldo Morelli tende a usare circa 1602. Per maggiori informazioni sulle varie possibili datazioni della nascita con relativa bibliografia, si veda Davide Daolmi, <i>L'armi e gli amori. Un'opera di cappa e spada nella Roma di mezzo Seicento</i>, tesi di dottorato, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", 2001, https://www.examenapium.it/armi.&& 8. U. V. Fischer Pace, cit., p. 39, n. 17, fig. 19, come Anonimo Romano. Nel catalogo <i>Meraviglie sonore</i>, v. nota 4 (F. Faletti - R. Meucci - G. Rossi-Rognoni, cit.) ho proposto l’attribuzione del disegno a Soria.&& 9. V. nota 5, L. Cervelli, cit., p. 307 e Chiara Granata, <i>“Un arpa grande tutta intagliata e dorata”. New documents on the Barberini harp</i>, in «Recercare», 27, 2015, pp. 139-164, p. 158, fig. 8.&& 10. Per la datazione rimando alle schede di Erich Schleier sui disegni preparatori del Lanfranco per la Venere, in Erich Schleier (a cura di), <i>Disegni di Giovanni Lanfranco (1582-1647)</i>, Olschki, Firenze, 1983, pp. 162-164, e alla scheda di Lorenza Mochi Onori nel catalogo <i>Giovanni Lanfranco. Un pittore barocco tra Parma, Roma e Napoli</i>, p. 266, n. 77. Su un foglio appare anche uno studio sommario di un dettaglio dello strumento con il gruppo di atlanti scolpiti all’altezza del registro medio e i piedistalli che dividono i vari registri (E. Schleier, cit., p. 163 XXXXIIIa, fig. 154.)&& 11. V. nota 7 C. Granata, cit., mancano i pagamenti all’indoratore e per il disegno. Alvar Gonzáles-Palacios ha scritto il 14 marzo 2021 a p. 11 del supplemento "Alias" del giornale "Il Manifesto" un articolo dedicato all’Arpa Barberini e i suoi artefici.&& 12. U. V. Fischer Pace, cit., p. 41, n. 19. Una variante per la stessa mazza si trova al Victoria & Albert Museum di Londra. Peter Ward-Jackson, <i>Italian Drawings. Volume Two: 17th - 18th century</i>, H. M. Stationery Office, London, 1980, p. 43, n. 681, 412 x 183 mm, "pen and ink and wash over black chalk".&& 13. A. M. Petrioli Tofani, cit., pp. 660-661.&& 14. Voce Laura Marcucci, in Id., Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, 2011, vol. 75, pp. 866-870.&& 15. <i>Dizionario Biografico degli Italiani</i>, vol. 75, (Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana, 2011), 866–870, ad vocem Laura Marcucci.&& 16. Birgitta Ringbeck, <i>Giovanni Battista Soria Architekt Scipione Borhgeses</i> LIT, Münster, 1989.&& 17. Per la custodia della cattedra del Soria, v. Hannes Roser, <i>Sankt Peter in den Sacri trofei romani des Francesco Maria Torrigio</i>, in Georg Satzinger - Sebastian Schütze (Hrsg.), <i>Sankt Peter in Rom 1506-2006. Beiträge der internationalen Tagung vom 22.-25. Februar 2006 in Bonn</i>, Hirmer, München, 2008, Ss. 257-273, S. 271, Bild 10.&& 18. Lorenza Mochi Onori - Rossella Vodret, <i>Galleria Nazionale d’Arte Antica. Palazzo Barberini. I Dipinti. Catalogo sistematico</i>, L’Erma di Bretschneider, Roma, 2008, p. 236, Inv. N. 2603 (F.N. N/I).&& 19. V. nota 13 voce C. Marchegiani, in DBI e fig. 10.&& 20. Alvar Gonzáles Palacios, Introduzione a Goffredo Lizzani, <i>Il mobile romano</i>, Gorlich, Milano 1970, p. VIII.&& 21. Ibid.&& 22. Voce Cristiano Marchegiani, in <i>Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana</i>, Roma, 2018, vol. 93, pp. 373-377.&&

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